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martedì 27 marzo 2012

Jules e Jim

Jules e JimChi non abbia visto il film (Truffaut, 1961), non ne sentirà il bisogno perché il libro si regge, e si gode, benissimo da solo. Un'insolita biografia, quella di Roché, ripercorsa e costruita con la commossa freddezza di uno stile che riconsegna alla realtà un'oggettività senza psicologismi. I geometrici - e simmetrici - rapporti di Jules e Jim con le donne preludono abilmente al triangolo amoroso di cui Kathe è il vertice, vero fulcro della vicenda che si svolge nella sua ambiguità e pienezza fino all'esito finale deliziosamente mortale - ma solo per Jim e Kathe. La straordinaria Kathe è insieme vita e trasgressione, "reale" ma sorriso arcaico della statua greca, aspirazione a una nuova libertà ("ripartire da zero e ogni volta riscoprire le regole") ma anche, come la prediletta Penthesilea di Kleist, votata all'autodistruzione per un'oscura tensione alla totalità. Ma se Kathe appare come una luminosa e rarefatta figlia ideale di Lulu, è all'avanguardia tedesca degli anni venti, così densa di prospettive, che deve il suo 'imprinting'; ed è a causa dell'atmosfera tra Dada e cubismo che a Parigi e in Germania respirano insieme a lei Roché (Jim) e Franz Hessel (Jules) che la tragedia espressionista si congela in tragedia dai toni quasi cubisti e il romanzo ci appare come un fresco romanzo d'epoca.

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